it's TIME

Tiziana Befani

Art Director

Rome - Italy

+39 338 210 0099

Contatti

TRE MOSTRE COLLETTIVE:

Galleria Stara Prochownia – Varsavia

Aranciera di San Sisto – Roma

Sede centrale ACI Italia – Roma

 

UN ALTRO MONDO È POSSIBILE?

Un’altro mondo è possibile?
“It’s Time” in viaggio per l’Italia e non solo, è un progetto espositivo ideato con il team di Officine Vittoria, un complesso percorso narrativo che vuole condurre il visitatore in un processo di sensibilizzazione, con l’obiettivo di fornire una maggiore consapevolezza e generare riflessioni.

L’esposizione fonde una pluralità di linguaggi artistici, 40 artisti attraverso la loro ricerca creativa raccontano la storia del mondo contemporaneo, con opere, astratte o iconiche, che spiegano più di tante parole la crisi climatica a cui stiamo andando incontro; una mostra immersiva che si sviluppa attraverso il racconto delle 4 stagioni che rivelano i temi fondamentali del cambiamento climatico, mirando a stimolare l’esperienza sensoriale dei visitatori con opere in cui si legge l’urgenza di fermare delle abitudini in un mondo che si muove talvolta troppo velocemente.

La mostra vuole avvicinare quelle realtà che spesso sentiamo distanti da noi stessi, dalle nostre responsabilità, incuriosendo su tematiche e pratiche che possano rendere il nostro contributo essenziale alla lotta al cambiamento climatico.

Tiziano M. Todi – Curatore

LE QUATTRO STAGIONI DURANTE IL GLOBAL WARMING

Ci sono circostanze nella vita che accadono per puro caso, ma possono avere ripercussioni enormi. Arrivate un po’ prima all’appuntamento col dentista e incontrate – casualmente – una persona che, altrimenti, non avreste mai avuto occasione di incrociare. È di bell’aspetto e modi gentili, è piacevole parlare con lei e vale la pena di accettare la sua proposta di rivedersi. E così, incontro dopo incontro, si decide che il destino è stato propizio e che quella circostanza fortuita è stata una vera benedizione. I bambini che nasceranno, una volta adulti, sapranno che sono al mondo perché quel giorno c’era poco traffico sul Raccordo Anulare.

Anche nell’universo di verificano a volte circostanze fortuite che comportano poi grandi implicazioni. La Terra orbita intorno al Sole. Però, durante la sua orbita, non è bloccata come la palla del lanciatore del martello, che ruota rimanendo attaccata alla fune: la Terra, mentre orbita intorno al Sole, gira anche su se stessa come una trottola. Questa non è una particolarità della Terra. Tutti i pianeti del sistema solare, oltre ad orbitare intorno al Sole, girano anche su se stessi. Ma la Terra, a differenza degli altri pianeti, ha avuto il suo incontro fortunato. Non dal dentista, ma nei cieli della galassia. La trottola terrestre non ruota come quella dei bambini, con il proprio asse perpendicolare al pavimento. La trottola terrestre ruota avendo l’asse inclinato, obliquo, di traverso. E questo semplice fatto ha conseguenze notevolissime. Siccome la Terra è inclinata, non riceve i raggi del Sole nello stesso modo durante tutto l’anno, ovvero in un periodo dell’anno alcune zone sono più illuminate e altre meno. In un altro periodo la situazione si inverte: quelle che erano più illuminate lo sono meno e quelle che lo erano meno, lo sono di più. Il periodo di scarsa illuminazione, il genere umano ha imparato da tempo immemorabile a definirlo “inverno”, “hiver”, “winter” e in migliaia di altri modi che esprimono tutti l’idea di freddo, di buio, di letargo. Il periodo di massima illuminazione, “estate”, “ete”, “summer” ecc., nomi che evocano il caldo, la luce, il colore. La Primavera e l’Autunno sono le fasi di transizione tra le due condizioni estreme e sono contraddistinte da … mica ci sarà bisogno che ve lo dica io, vero? L’avvicendarsi delle stagioni scandisce il ritmo della Natura, è l’orologio che segna le fasi della vita. Ma da un po’ di tempo a questa parte l’orologio ha cominciato ad incepparsi. Come è possibile? Chi è in grado di perturbare l’equilibrio dell’intero pianeta? Sappiamo che ci sono stati nella storia del mondo eventi drammatici, come esplosioni di stelle vicine o caduta di asteroidi grandi come montagne, che hanno prodotto rapidi sconvolgimenti delle condizioni atmosferiche. Però niente del genere è capitato recentemente, non ci siamo accorti di nulla. Deve essere stato qualcosa di più subdolo, che si è insinuato insensibilmente, magari nella indifferenza generale. In effetti qualche scalmanato già anni fa parlava di gas serra e di alterazioni del clima, ma mica si può dar retta agli scienziati, no? Beppe Grillo racconta che all’inizio della sua attività politica un esperto di climatologia, comprensibilmente preoccupato per i risultati dei suoi studi, gli si sia rivolto per chiedere di rappresentare ad una commissione i timori per l’andamento anomalo delle temperature. Sembra che dopo avergli mostrato alcuni grafici gli abbia detto: “Signor Grillo, per favore, vada lei a parlare. Lei è un comico, la ascolteranno. Io sono uno scienziato e non mi prendono mai sul serio…” Quello scienziato parlava di cose ben strane, di effetto serra e di come sia dovuto alle emissioni di gas clima-alteranti. Oggi tutti i giornali e le trasmissioni parlano di effetto serra eppure forse ancora non è del tutto chiaro di cosa si tratti.

Immaginiamo una giornata invernale, fredda ma assolata.
Due persone arrivano su un piazzale e parcheggiano la propria auto, una berlina e una cabriolet. Vanno a fare le loro commissioni e al ritorno, intirizziti dal gelo, rientrano ognuno nella propria macchina. Il proprietario della cabriolet non sentirà alcun beneficio dall’essersi seduto in auto. L’aria nell’abitacolo è fredda come quella che ha incontrato per strada. Al contrario, il proprietario della berlina, una volta montato in macchina sentirà un delizioso calduccio, un teporino molto confortante.
Come mai? Il motivo è che i raggi del sole hanno agito in modo diverso nei due casi. Nella cabriolet, i raggi hanno illuminato la tappezzeria, convertendosi in calore, ma quel calore è stato subito rilasciato fuori dall’abitacolo. Anche nella berlina i raggi sono penetrati nell’abitacolo attraverso parabrezza, lunotto e finestrini e sono stati catturati dal tessuto dei sedili, convertendosi sempre in calore. Ma in questo secondo caso il calore non si è potuto disperdere all’esterno, è rimasto confinato nell’abitacolo, come in un thermos. Questo è l’“effetto serra”, su piccola scala. Il mondo, visto dallo spazio ci appare scuro, perché è ricoperto per i due terzi dalle masse oceaniche, di un blu profondo, e per un terzo dalle terre emerse, che sono di colore verde-marrone. Come sappiamo, i colori scuri assorbono intensamente i raggi del Sole, per cui d’estate è consigliabile indossare vestiti chiari. Il mondo invece, essendo scuro, tende a scaldarsi quando illuminato dal Sole. Però si comporta quasi come la cabriolet: il calore prodotto al suolo si disperde nello spazio esterno, consentendo al pianeta di rinfrescarsi e prevenendo l’aumento di temperatura. Ed ecco che entrano in gioco i gas clima-alteranti, detti anche “gas serra”. Tali gas formano uno strato strato invisibile che funziona come il vetro del parabrezza, permettendo alla luce del Sole di raggiungere il suolo, ma non al calore generato di sfuggire verso lo spazio esterno. È l’“effetto serra globale”. I gas clima-alteranti li conosciamo ormai, il principale è l’anidride carbonica, o CO2, il gas emesso a seguito della combustione delle sostanze organiche, prime tra tutte carbone e petrolio. Le conseguenze le stiamo subendo e andrà ancora peggio. I fenomeni meteorologici estremi si manifesteranno con sempre maggio intensità e frequenza. Senza ridurre le emissioni, non c’è futuro. In un ambiente malato, nessuno può stare in salute, piante, animali, esseri umani. Ora che sappiamo cause ed effetti, cosa possiamo fare? Come ogni volta in cui si preannuncia una grande catastrofe, ognuno deve contribuire alla presa di coscienza collettiva nel modo che gli è più congeniale. Gli artisti per primi, perché l’arte è uno degli strumenti più potenti, parlando alla mente, ma soprattutto al cuore delle persone. La rappresentazione di una scena può valere più di mille parole. E perfino di una dimostrazione matematica. Le immagini idilliache di quiete stagioni, confrontate con quelle di stagioni sconvolte e violentate. Cosa c’è di più eloquente? Pensiamo ad una rosa, rigogliosa e perfetta sul suo stelo, con i petali avvolti a calice per formare la corolla. E adesso alla stessa rosa, recisa e calpestata, con i petali stracciati, tumefatti e sparsi. È il racconto di una violenza cieca e barbara, nessuno dirà: “cosa vuoi che sia? È solo un fiore”.

La mostra propone un tema per ognuna delle quattro stagioni. Si inizia dalla Primavera, simbolo di rinnovamento, del sorriso della Natura a Proserpina che riemerge dagli inferi. Si è voluto abbinare alla Primavera il tema egemone, quello del cambiamento climatico. È una scelta condivisibile: Come la Primavera è idealmente la forza generatrice di vita, così, in un triste contrappasso, il cambiamento climatico è il padre di di tutti i guasti che affliggono anche le altre stagioni, la prima tessera del domino che travolge ogni periodo dell’anno, ogni ambiente del pianeta, ogni creatura vivente. D’estate, nel tentativo di fuga dalle città e dalle campagne ormai sempre più roventi e siccitose, ci si rifugia al mare. Ma anche lì l’azione improvvida dell’uomo ha dispiegato i suoi effetti malsani. Ormai la plastica contamina le acque di tutti i mari e la circolazione delle correnti raduna i frammenti al centro di immensi gorghi, formando le “isole di plastica”. Le isole più grandi sono nell’oceano Pacifico ed hanno estensione confrontabile con quella di intere nazioni. Ma non temete, non dovete andare così lontano. Ormai anche nel Mediterraneo sono comparse isole di plastica. Una è nel Tirreno al largo della Corsica, in direzione della Liguria. È come Maometto e la Montagna: sono stati questi ammassi di pattume a venire cortesemente da noi, senza obbligare noi ad andarli a cercare! Pensate al paradosso. La maggior parte dei frammenti che costituiscono queste isole sono buste, imballi di cibi e bottiglie per bevande, ovvero contenitori concepiti per il singolo uso … fatti di un materiale quasi eterno, almeno sulla scala della vita umana. Si può essere così sprovveduti?

Ed ecco l’Autunno, stagione preparatoria al lungo sonno invernale. Però, come il nostro sonno è disturbato dalla luce, dal caldo e dal rumore, allo stesso modo è disturbato il letargo degli animali che da milioni di anni avevano escogitato questo stratagemma per superare gli stenti invernali. Milioni di anni per elaborare un delicato meccanismo biologico, che in pochi decenni qualcuno ha provveduto a sabotare.

Infine l’Inverno. Quando fa caldo e ordinate uno spritz al bar, ve lo servono con qualche cubetto di ghiaccio, di modo che resti freddo per lungo tempo. Il ghiaccio che inizia a fondere nello spritz è per definizione a zero gradi. Quindi si potrebbe ritenere che sia questo il motivo per cui mantiene fredda la bevanda: se sostituissimo i cubetti di ghiaccio con dei sassi che fossero alla stessa temperatura di zero gradi, la bibita si manterrebbe fredda per lo stesso tempo?

No, non funzionerebbe.
La capacità del ghiaccio di mantenere il freddo non è legata principalmente alla bassa temperatura a cui si trova, ma al fatto di essere acqua solida che, un po’ alla volta, torna allo stato liquido. Il sasso invece, benché freddo, solido è e solido rimane. Per passare dallo stato solido (ghiaccio) allo stato liquido, l’acqua assorbe calore dall’ambiente circostante e, così facendo, impedisce alla temperatura dello spritz di aumentare: fino a quando tutto il ghiaccio non si sarà fuso, lo spritz sarà inchiodato a zero gradi. Il ghiaccio si comporta quindi come un termostato naturale, bloccando la temperatura dell’ambiente circostante a zero gradi.
Stessa cosa per le montagne. Il ghiaccio garantisce la sopravvivenza dell’ecosistema montano che è adattato alle basse temperature anche d’estate. Quando l’ultimo frammento di ghiaccio sarà fuso, non ci sarà più contrasto all’aumento della temperatura e il vostro spritz sarà imbevibile, così come il clima sarà intollerabile per le creature piccole e grandi di alta quota.

Faber suae quisque fortunae. Ognuno è artefice del proprio destino. E l’essere umano ormai non si limita a plasmare solo il proprio destino, ma il destino del mondo intero. Cosa vogliamo fare? Continuare a comportarci come una specie infestante, che contamina e corrompe qualunque luogo che raggiunge (o che raggiungono i suoi rifiuti)? Oppure crescere nella consapevolezza e finalmente riconoscere, e sedimentare nel profondo della coscienza, che dobbiamo assumerci la responsabilità dei danni arrecati e porvi rimedio prima che sia troppo tardi?

Se avete ancora qualche incertezza, osservate bene questi quadri. La risposta è lì dentro.

Valerio Rossi Albertini – Fisico