Villa Cavalletti

Tiziana Befani

Art Director

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Silenzio, sussurrano gli ulivi

Gli ulivi parlano una lingua antica, fatta di silenzi, radici intrecciate e foglie che danzano nel vento. Sono testimoni del tempo, simboli di pace e resistenza, presenze silenziose che ispirano l’uomo da secoli. In questa mostra, cinque artisti li interpretano attraverso il proprio linguaggio, restituendoci visioni diverse ma unite da un’unica anima.

Gli ulivi non sono semplici soggetti da ritrarre, ma esseri vivi che parlano, raccontano, custodiscono. Il loro linguaggio è fatto di radici che si aggrappano alla terra, tronchi scolpiti dal tempo e fronde leggere che danzano nel vento. “Silenzio, sussurrano gli ulivi” non è solo un omaggio a questi alberi immortali, ma un invito ad ascoltarne il respiro profondo, a coglierne il mormorio discreto, a lasciarsi avvolgere dalla loro presenza millenaria.

Cinque artisti, cinque sguardi diversi, un unico dialogo con la natura e il tempo. Ogni opera esposta è un atto di ascolto, una traduzione visiva del sussurro degli ulivi, che in questa mostra si manifestano in molteplici forme e linguaggi. Claudio Spada, con una pittura densa e materica, restituisce agli ulivi la loro vibrazione vitale. Le sue pennellate corpose modellano tronchi possenti, nodosi, quasi scultorei, mentre le radici sembrano espandersi oltre la tela, evocando l’energia pulsante della terra. Il suo sguardo è potente e concreto: l’ulivo, nelle sue mani, non è solo simbolo, ma organismo vivo, testimone silenzioso della sua stessa resistenza. Tiziana Befani, attraverso l’arte digitale, cattura la sacralità dell’ulivo. Le sue composizioni evocano le antiche icone bizantine, dove la luce e l’oro conferivano un’aura divina alle immagini. Qui, l’ulivo si staglia ieratico, sospeso tra materia e trascendenza, diventando un simbolo di contemplazione e raccoglimento. La tecnologia, anziché distanziarlo dalla natura, ne esalta la dimensione spirituale e lo trasforma in una presenza eterna. Renata Solimini si addentra nell’essenza invisibile dell’ulivo, traducendone le energie sottili in segni vibranti e dinamici. I suoi tratti fluidi e intrecciati rimandano alle incisioni antiche e alle decorazioni medievali, in cui la natura diventava un alfabeto segreto, un codice di connessione tra terra e cielo. Le venature dei tronchi si trasformano in percorsi di memoria e intuizione, raccontando il continuo fluire della vita. Fabio Santoro instaura un dialogo poetico tra l’ulivo e la luna, giocando con colori accesi e contrasti intensi per dar vita a visioni in cui la notte si fa scenario di un racconto misterioso e senza tempo. Il suo uso della luce richiama la pittura caravaggesca, dove il chiaroscuro scolpisce le forme e le carica di drammaticità. L’ulivo, illuminato dal chiarore lunare, si trasfigura in un ponte tra stabilità e sogno, tra concretezza e immaginazione. Infine, Maria Rita Gravina, con i suoi acquerelli gestuali, cattura la forza vitale dell’ulivo attraverso il fluire del colore. Le sue pennellate libere e vibranti evocano il movimento del vento tra i rami, la linfa che scorre e la continua trasformazione della natura. I suoi ulivi sembrano respirare sulla carta, testimoniando una pittura che è al tempo stesso leggera e potente, capace di trasmettere il senso di resistenza e rinnovamento insito in questa pianta millenaria.

Da secoli l’ulivo è protagonista dell’arte e della cultura mediterranea. Nell’iconografia classica e sacra, è emblema di pace, saggezza e immortalità: dai mosaici bizantini alle tele rinascimentali, la sua presenza richiama l’equilibrio tra uomo e natura, tra spirito e materia. Nelle pitture pompeiane, gli ulivi erano raffigurati come simbolo di prosperità, mentre nell’arte cristiana diventano protagonisti di scene sacre, dalla preghiera di Cristo nel Getsemani fino alle rappresentazioni medievali della colomba con il ramoscello d’ulivo, segno di speranza e nuova vita. La sua simbolicità è radicata nella storia dell’umanità: nella mitologia greca, Atena lo donò agli uomini come segno di prosperità, mentre nella tradizione cristiana è segno di riconciliazione, basti pensare al diluvio universale e al ramo portato dalla colomba a Noè. È la pianta della pace, dell’attesa e della promessa, ma anche della resilienza: i suoi tronchi nodosi e le sue radici profonde raccontano di secoli di resistenza al tempo, alle intemperie, alle vicende degli uomini.

Oggi, questa pianta trova dimora nel Museo dell’Olio di Villa Cavalletti, dove l’antico frantoio è stato riportato in vita e trasformato in uno spazio espositivo che coniuga memoria e innovazione. Qui, l’ulivo non è solo rappresentato nelle opere d’arte, ma continua il suo ciclo vitale: gli ulivi secolari della tenuta producono ancora oggi olio, perpetuando una tradizione che affonda le radici nella storia di questo territorio.

“Silenzio, sussurrano gli ulivi” è dunque un viaggio tra linguaggi e visioni, un incontro tra artisti che, con la loro sensibilità, amplificano il mormorio di questi testimoni del tempo. La pittura materica, il digitale, il segno vibrante, il colore esplosivo e la leggerezza dell’acquerello si intrecciano, componendo un mosaico che racconta a 360° questo simbolo storico e millenario. Un racconto fatto di arte e natura, memoria e creazione, dove l’ulivo continua a sussurrare il suo messaggio eterno di resistenza e armonia.

Tiziana Todi

Villa Cavalletti – Museo dell’Olio – Grottaferrata